La bellezza del camminare

Empatia inversa.
17 gennaio 2017

E’ un dato di fatto che l’epoca in cui viviamo sia quella della velocità: merci e persone si spostano in pochissimo tempo da un luogo a un altro, a velocità che, solo pochi decenni fa, sarebbero state impensabili; per non parlare della rapidità con cui si spostano i capitali e le informazioni, in tempo reale con un semplice clic, senza neanche alzarsi dalla sedia o staccare gli occhi dal proprio computer.

E già si può individuare il paradosso di questa nostra epoca, uno dei tanti: tutto è velocissimo, tutto è rapidissimo, quasi supersonico; il tempo stesso e le nostre abitudini hanno perso la loro originaria fisionomia e si sono “liquefatte”, per dirla alla Bauman, senza che si abbia il tempo necessario per accorgersi del mutamento che circonda e trascina. Eppure, ed ecco il paradosso, tutto questo avviene mentre noi, come corporalità, riduciamo al minimo i nostri movimenti, finendo per utilizzare solo una parte limitata del nostro corpo e per sminuire il numero di occasioni in cui ci si relaziona con l’ambiente circostante e con i nostri simili.

Solitudine, obesità, malanni di vario genere, non sono forse collegati anche a sedentarietà e ad abitudini forzatamente introverse? Chiariamo, io non sono un medico, ma sono un appassionato di vita all’aria aperta, di camminate in montagna e nella natura; e sono un discreto divoratore di libri e di informazioni riguardanti il muoversi e il camminare, tanto sul piano “tecnico” quanto su quello culturale.

Credo che riappropriarsi della propria dimensione di essere umano, al giorno d’oggi, implichi anche (e per certi versi, soprattutto), riappropriarsi del proprio corpo: un corpo che, come fa notare Le Breton, concepiamo e utilizziamo spesso (in alcuni casi esclusivamente) nella sua condizione immobile e seduta, come se fossimo degli infermi, incapaci ormai di usarne intere sue porzioni. Tornare a camminare; tornare a farlo nella natura; tornare a farlo in gruppo (non importa in quanti, importante è farlo insieme ad altri!) sarebbe un passo fondamentale per tornare a se stessi e a tutta l’umanità che c’è in noi. E’ comprovato come l’attività fisica e, in particolar modo, camminare, favorisca le funzioni metaboliche e cardiovascolari, e sia una delle principali attività che combatte il sovrappeso e il diabete, aiutando anche a prevenire ictus e infarto. Sul piano mentale, camminare nella natura è il miglior antidoto contro lo stress e la deconcentrazione: i pensieri si rischiarano, il nervosismo si attenua, il respiro, nonostante lo sforzo, rallenta; la mente stessa frena le sue logoranti, vertiginose sinusoidi, inizia a percepire e ad osservare la bellezza che la circonda, sviluppa una vista più nitida, una conoscenza più pacata e autentica: inizia ad osservare e percepire la bellezza che è in noi e che noi stessi irradiamo se sappiamo riconoscere.

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